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Cannabis legalizzata sarà venduta delle tabaccherie e farmacie

Cannabis legalizzata sarà venduta delle tabaccherie e farmacie
Saranno questi i negozi autorizzati in Italia se il lungo dibattito su proibizionismo che da anni fa parlare Italia
si risolvesse con la liberalizzazione

La Cannabis diventerà legale e sarà il medico di base a prescriverla a scopi terapeutici. Il governo Renzi non si è ancora pronunciato sulla proposta di legge anti proibizionista promulgata a gennaio da Sel, che permetterebbe di curarsi con la Marijuana, ma ha dato il suo ok all'utilizzo per scopi terapeutici.

Lo scorso gennaio è stata promulgata una legge regionale in Abruzzo che per il momento il governo Renzi non ha discusso, in base alla quale la Cannabis può essere in alcuni casi considerata legale per fini terapeutici e pertanto prescritta dai medici di base.

L'autore della legge, il consigliere Maurizio Acerbo, punta sulla scelta strategica di poter prescrivere la Cannabis dai medici della mutua per poter effettuare un trattamento terapeutico a domicilio. La richiesta fatta al Governo e al Parlamento, è quella di adottare una linea legale piuttosto che proibizionistica contro le droghe leggere, in modo da contrastarne lo spaccio.

Ci sarebbe anche un incremento del lavoro, perché la giunta regionale avrebbe la facoltà di stabilire le condizioni con dei centri attrezzati adibiti alla preparazione dei farmaci a base di Cannabis. La legge non è stata ancora approvata e tutto l'iter è partito dalla regione Abruzzo in data 11 settembre 2013; la promulgazione è del 4 gennaio 2014. Il decreto non è non è ancora stato impugnato dal governo, chissà se nei prossimi mesi potremo andare dal medico di base per farci prescrivere la Marijuana.

Non è il primo caso in Italia: a gennaio 2014 a Torino è stata approvata una proposta di legge del Sel (Sinistra Ecologia Libertà) firmata da Marco Grimaldi del PD e dal Movimento 5 Stelle.

In America la Cannabis è legale a scopi terapeutici e ricreativi

A New York il governatore Mario Cuomo nel corso del tradizionale discorso programmatico d'inizio anno a gennaio 2014, ha annunciato che lo stato di New York sarà il ventunesimo degli Stati Uniti a legalizzare la Cannabis a scopo terapeutico. L'1 gennaio 2014 lo Stato del Colorado ha legalizzato la Marijuana per uso ricreativo aprendo decine di bar che sono frequentatissimi da ex sessantottini che vedono realizzati i loro sogni di ragazzi ribelli, liberi di fumarsi finalmente una canna in compagnia senza doversi nascondere. 

SISTEMA MALATO SENZA AMBULANZA

Siamo d'accordissimo con i tagli quando necessari, come i tagli alla Politica e i tagli alla pubblica amministrazione per servizi non primari o essenziali per i cittadini.
Ma per la sanità non è proprio accettabile;anche per la sempre maggior affluenza di persone nel nostro paese.
Il sevizio sanitario dovrebbe essere rafforzato ,regolamentato meglio e non sottoposto a tagli drastici da parte delle regioni.
Chiedere un po di organinazzione logica a questo paese è chiedere troppo? non credo, o  forse si visto i molti anni di mal politica.


  • Dare  40/80 euro al giorno ai profughi stranieri e lasciare italiani darsi fuoco per la disperazione sommersi dai debiti .
  • Le banca danno fiducia a grandi aziende già finanziate dallo stato fanno fallire i piccoli imprenditori non concedendogli un prestito minimo .
  • Permettere a cittadini di altri stati di guadagnare denaro qui e inviarlo all' estero impoverendo cosi sempre di più il nostro paese .
  • Le maxi pensioni confrontate con pensioni di 300 euro al mese .
  • Permettere sino al altro giorno che automobilisti italiani venivano multati all' estero e atomobilisti  stranieri non multati  nel nostro paese per insufficienza di dati anagrafici , un altra piccola parte di soldi persi .
  • Spendere miliardi per armi da guerra e togliere fondi per le ambulanze .



    Guardate qua i tagli alla sanità negli ultimi anni






































La riduzione di spesa che è stata applicata al sistema sanitario ha comportato la difficoltà delle regioni di far fronte alle necessità sanitarie della popolazione.
Di fronte alla drammatica situazione e all ulteriore perdita dei diritti che ciò comporta si fa sempre più impellente la necessità di interventi riformatori.
Dobbiamo fare scelte concrete e metterle in atto senza più ripensamenti.
Tuttavia, davanti ai dibattiti che si sono di nuovo accesi su questioni finora mai risolte , quali l acquisto degli f4, complice la visita nel mese scorso del presidente Obama nel nostro Paese,e la mancanza di misure efficaci per combattere l evasione fiscale mi chiedo se il nuovo esecutivo ne sarà capace.
Dove troverà il ministro della sanità Beatrice Lorenzin  i fondi per mettere in atto.


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Cosa succede in Venezuela

Le proteste in Venezuela sono difficili da decifrare anche perché governo e opposizione hanno ugualmente le idee poco chiare su come trarre il paese da una situazione difficile e sono concentrati sulla sfida per il potere a colpi di pessima propaganda.
In Venezuela va male e il governo Maduro sembra avere poche idee su come mettere mano alla situazione. All’inizio dell’anno i ministri venezuelani hanno presentato le dimissioni al presidente in risposta all’omicidio dell’ex Miss Venezuela Mónica Spear, morta in una rapina, la cui morte ha richiamato l’attenzione nazionale sul problema della sicurezza. La mossa doveva servire a facilitare la formazione di un esecutivo più adatto a fronteggiare l’emergenza che assale il paese, che non è solo criminale, ma anche economica. Il Venezuela ha sempre avuto statistiche criminali impressionanti, anche per il Sudamerica, e resta uno dei paesi più violenti al mondo, tanto che con i suoi (circa) 25.000 omicidi circa all’anno svetta nelle classifiche e mette in ombra anche paesi come Pakistan, Afghanistan e Iraq.
Una violenza endemica di stampo tipicamente centro-sudamericano che ha paragoni solo in Colombia e in Messico e che ha come propellente la droga e una cultura criminale talmente radicata da fare dei sequestri di persona un’industria. Il chavismo ha penetrato poco questo genere di cultura, pur riuscendo invece ad intaccare la povertà attraverso una politica di redistribuzione del reddito e l’ampliamento dei servizi sociali, ma sicurezza ed economia non ne hanno tratto giovamento. Il paese, pur ricco, soffre un’inflazione che viaggia al 56% e il bolivar è praticamente impossibile da convertire in dollari, situazione che ha provocato nel paese la penuria di molti beni di prima necessità. Mancano la carta igienica, il pane, la farina, la carta da giornale e le linee aeree minacciano di sospendere i servizi perché creditrici di oltre tre miliardi di dollari che il governo non paga.
La risposta del governo è stata quella di «stimolare» la produzione, incentivando i produttori privati e chiedendo il massimo sforzo alle imprese pubbliche, con il risultato di porre sotto pressione i lavoratori già piagati da un’inflazione che non possono sperare d’inseguire con i loro salari e in seguito di reprimere a brutto muso persino gli scioperi e le proteste dei dipendenti delle aziende statali, persino quando hanno denunciato inefficienze e sprechi. Il governo «socialista» in questa particolare contingenza non ascolta molto i lavoratori e accontenta semmai i padroni,  ma l’effetto sulla «produzione» è comunque controproducente perché i lavoratori rispondono con lo sciopero alle durezze del governo e non se ne esce, tanto più che la pessima classe padronale venezuelana approfitta della situazione. Così ad esempio gli assassinii di operai o dirigenti dei popoli nativi, anche qui assediati dal «progresso» che qualcuno vuole portare sulle loro terre, rimangono impuniti anche quando sono clamorosi, come il massacro del cacique dell’etnia yukpa Sabino Romero e di buona parte della sua famiglia. Non che nel resto del paese vada meglio, con il 97% dei casi d’omicidio che restano insoluti, in Venezuela per gli assassini c’è modo di vivere in relativa tranquillità.
Per il resto il governo si comporta in maniera ortodossa verso l’estero, ad esempio pagando con precisione il rimborso del debito e cerca di rispondere anche alla mancanza di dollari, una penuria che di recente sta strangolando anche l’Argentina, iniettando valuta pregiata. Politica pericolosa, che ha portato l’Argentina a prosciugare le riserve prima di alzare bandiera bianca, e che in Venezuela invece prosciuga le pur generose entrate petrolifere. Chavez non è mai stato un grande amministratore, ma la sua natura istrionica gli ha sempre consentito di superare crisi del genere di slancio, il legnoso Maduro invece non ha lo stesso charme, anche se nell’occasione si è dimostrato molto più aperto al confronto del suo predecessore al netto della violenza della repressione nelle ultime settimane. Violenza che a ben vedere appartiene sia alle forze di sicurezza che sparano a pallini sui dimostranti, che l’opposizione occasionalmente armata che ha tentato più volte di sfilare nei quartieri a maggiore densità chavista. Fino ad ora il bilancio segna 14 vittime in tre settimane che possono essere collegate alle proteste e nemmeno tutti dell’opposizione. Un numero di vittime simile a quello registrato l’anno scorso e non distante da quello delle forze dell’ordine brasiliane impegnate a reprimere le ultime proteste contro gli imminenti mondiali, per avere dei paragoni e ben lontano da quelli che segnano uno stato di crisi e l’allarme per massacri imminenti
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Le proteste però hanno avuto una discreta eco e la rete si è riempita di appelli dell’opposizione Venezuelana che lamentava il massacro e nel mondo le comunità di espatriati si mobilitate, inutilmente, per attirare l’attenzione sul paese. C’è una peculiarità in questo ultimo round di proteste venezuelane ed è che sono molto più visibili in rete di quanto non lo siano sui giornali venezuelani o su quelli statunitensi, mai teneri con il bolivarismo venezuelano, che rifiutano esplicitamente paragoni con l’Ucraina, mentre il Dipartimento di Stato si dice estraneo alle proteste. Il governo venezuelano ha comunque espulso tre diplomatici americani, ma l’impressione è che Washington, pur pronta ad approfittarne, abbia poco a che fare con una protesta nata quasi per caso e solo in seguito cavalcata con foga dagli elementi più estremisti dell’opposizione già vicini agli americani, che chiedono le dimissioni di Maduro e il ritorno alle elezioni.
Una decisione, incarnata soprattutto dal già golpista Leopoldo Lopez, che si è lanciato allo scontro frontale con il governo e alla fine si è fatto arrestare per incitamento alla rivolta. Già molto vicino agli  americani, Lopez con i suoi e gli studenti di Juva, un’organizzazione di destra che si sa per certo finanziata generosamente dagli americani in passato, che sparge manifesti con la scritta «uccidi un chavista»,  rappresenta la fuga in avanti del movimento di protesta che si è manifestato nelle ultime settimane e potrebbe paradossalmente avere l’effetto di depotenziarlo. L’opposizione «responsabile» di Capriles aveva guadagnato alla destra molti consensi, la ricerca dello scontro frontale invece prevedibilmente tornerà ad allontanare i voti di quanti ricordano che chi oggi lamenta la repressione, in passato ha sostenuto governi che facevano di peggio e che probabilmente farebbero di peggio.
Le proteste sono cominciate a San Cristobal, il 4 febbraio, quando gli studenti sono scesi in piazza chiedendo più sicurezza in seguito alla rapina e allo stupro ai danni di una studentessa all’interno dell’università. La risposta violenta delle autorità locali che hanno disperso la manifestazione ha provocato altre manifestazioni di solidarietà nel resto del paese e le violenze che ne sono seguite sono poi state accompagnate da una martellante campagna in rete, condotta soprattutto dagli studenti e dagli espatriati, che ha diffuso informazioni molto discutibile e un sacco d’immagini false, generando più di una perplessità. I tentativi di capirne di più hanno illuminato l’assenza di una piattaforma degli studenti e l’evidente sovradeterminazione delle proteste, altrimenti pacifiche, da parte di elementi dell’estrema destra che, come Juva, hanno incitato esplicitamente alla violenza.
C’è da dire che San Cristobal, nella regione di frontiera di Tachira è particolarmente esposta all’influsso colombiano e luogo di egregi traffici, basta pensare che in Venezuela la benzina costa 62 volte di meno che in Colombia per rendersi conto del potenziale criminogeno del floridissimo contrabbando, per stroncare il quale il governo da tempo prometteva fuoco e fiamme, millantando l’infiltrazione di colombiani che probabilmente ci sono, ma che non lavorano agli ordini del colombiano Uribe per destabilizzare Caracas come sostiene Maduro, quanto piuttosto per qualche cartello della droga o del contrabbando in una regione che si trova a oltre 600 chilometri da Caracas, dove il governatore è dell’opposizione e anche il sindaco di San Cristobal che è chavista non ha gradito la voce grossa da parte del governo. Le proteste hanno portato grossi disagi, San Cristobal ha perso l’uso di internet per qualche giorno, ma mancava anche l’energia elettrica, e il governo ha dovuto organizzare un’operazione che ha consegnato al governatore José Gregorio Vielma Mora, finalmente soddisfatto, l’arrivo di 25.700 tonnellate di rifornimenti, oltre a benzina e medicinali per gli ospedali, perché con gli studenti si erano ripresentati in piazza anche i cittadini a fare la fila per ore per la farina e altri beni di prima necessità, 19.000 tonnellate saranno distribuite immediatamente ai cittadini, sperando che bastino a quietarne la rabbia e i disagi.
La Procura nazionale a oggi ha diffuso un bilancio di 45 arrestati ancora detenuti per le violenze nei giorni scorsi, tra i quali tre poliziotti e tre ufficiali dei servizi segreti (SEBIN) che il 12 febbraio hanno aperto il fuoco di fronte alla  Fiscalía di Caracas uccidendo due manifestanti, i giudici dello stesso tribunale li accusano almeno di essere stati presenti e di aver sparato, le indagini diranno a chi. Altri tre militari sono detenuti a Valencia, accusati per aver impiegato le armi. Non ci sono quindi gli arresti di massa lamentati dall’opposizione, se non il fermo di decine di manifestanti poi rilasciati e l’arresto di Lopez per incitamento, sorte toccata anche all’ex generale Angel Vivas, che secondo le accuse aveva incoraggiato gli studenti ad adottare una pratica pericolosissima. Accanto alla polizia hanno operato bande di persone che si spostano in moto e che dovrebbero essere i chavisti che si mobilitano in queste occasioni e che «difendono» il loro territorio scorrazzando in moto e aggredendo gli assembramenti degli avversari. Vivas avrebbe suggerito di tendere dei fili attraverso le strade per impedirne il passaggio e in effetti un povero motociclista è finito decapitato da una di queste improvvisate barriere, una follia.
Vivas si dimise nel 2007 da capo del dipartimento d’ingegneria del ministero delle Difesa rifiutando il nuovo giuramento in stile cubano a «patria, socialismo o morte» e ha accolto i funzionari giunti ad arrestarlo piazzandosi sul tetto della sua abitazione armato di un vistoso fucile mitragliatore. Da domenica è barricato in casa e lancia proclami alla rivolta diretti ai militari, rifiutando di consegnarsi e minacciando di sparare se qualcuno proverà a prenderlo, nelle ultime notizie che ha diffuso via Twitter dice che gli hanno tagliato la linea telefonica fissa. Ma questo fiero anticastrista 2.0 resiste e chiede che si lasci passare il suo avvocato, mentre fuori dalla casa decine di persone e poliziotti attendono l’esito del confronto o che Vivas si decida a cedere, visto che non sembra intenzione delle autorità andare allo scontro, lo stesso Maduro lo ha invitato ad arrendersi senza violenza dicendo che nessuno gli sparerà facendone un martire, per quanto improbabile.
Presenze del genere ovviamente rinforzano sia la propaganda chavista che la genuina convinzione di molti che la richiesta di nuove elezioni fatta con queste modalità non sia altro che un tentativo di golpe da parte d’avventurieri d’estrema destra, anche se l’adesione di quanti hanno protestato contro la situazione economica nel paese o contro la repressione severa delle prime manifestazioni è sicuramente genuina e se è certo che la fiducia nel governo di Maduro sia molto bassa. Chi ha provato a capirci di più ha toccato con mano l’assenza di una piattaforma rivendicativa da parte degli studenti, ma anche la mancanza di un futuro immaginato che vada oltre le dimissioni di Maduro e un apparente disinteresse per quello che potrebbe succedere dopo le sue dimissioni. Sfiducia che però non legittima l’escalation nella violenza e nel caos, che non piace ai venezuelani e nemmeno al governo, visto che le clamorose violenze alla fine si sono rivelate indubbiamente gravi, ma non tali da giustificare certe iperboli che hanno ricordato la demonizzazione stereotipata di Chavez. I venezuelani che hanno manifestato in solidarietà negli Stati Uniti lamentando la repressione e gli arresti, lo hanno fatto senza mettere un piede giù dal marciapiede per non essere arrestati. E gli Stati Uniti sono un paese così democratico che in occasioni delle dimostrazioni che non gradisce procede all’arresto preventivo di migliaia di manifestanti pacifici e alla loro detenzione senza accuse per ore e giorni, non si sa come finirebbe con chi lancia sassi e molotov contro i palazzi governativi, ma se nessuno lo fa è lecito sospettare esiti letali.
Riuscire a domare le proteste punendo i responsabili delle violenze e aprendo i cordoni della borsa statale può essere la reazione giusta nel breve periodo, ma non risolve i problemi che hanno prodotto la situazione di crisi e non risolve la domanda di sicurezza, lasciando a Maduro e agli eredi di Chavez il cerino in mano e un rebus che al momento non sembra avere soluzione, visto che persino l’aumento della economicissima benzina venezuelana sembra in grado di provocare sommosse popolari tra i cittadini come tra gli imprenditori. Spremere di più dalla rendita petrolifera, aumentare l’efficienza della produzione e ridurre sprechi e corruzione sono strade praticabili in teoria e non in pratica e anche i programmi che traspaiono a destra dicono solo di tagli ai servizi sociali e di speranza nei miracoli del libero mercato, che in Venezuela storicamente ha sempre funzionato malissimo


Greci disperati, si iniettano l'HIV per avere il sussidio di €700

L'OMS sui rischi dell'austerità. "Spagna, Irlanda e Italia sono avvisate"


Un recente report dell’OMS – l’Organizzazione Mondiale della Sanità – evidenzia le pesanti implicazioni sanitarie della crisi economica in Europa. E   registra come in Grecia un certo numero di cittadini arrivino ad infettarsi col virus dell’Aids  per ottenere benefici economici dal governo.  
  
Il documento dell’OMS pubblicato la settimana scorsa esamina i motivi sociali e le disparità in campo sanitario nella Regione Europea. E conclude che i sempre più alti livelli di disoccupazione  e le obbligata austerity finanziaria hanno colpito duramente i cittadini, specialmente in Grecia dove i senza lavoro hanno raggiunto in settembre il 27%.  
  
Che la crisi in Grecia stia causando problemi sanitari è già stato qua e là  raccontato: la spesa sanitaria tagliata del 32% già nel 2009, la mancanza di medicine dopo che le multinazionali, che vantavano crediti dal governo per 2 miliardi, hanno bloccato la fornitura di 300 farmaci, anche per malattie gravi come Aids e tumori,   gli ospedali in crisi, arrivati a tagliare 200 letti per la rianimazione. Un sistema morente, insomma. 
  
Ora arriva la certificazione dell’OMS, una denuncia ben più pesante che non riguarda solo la Grecia. La crisi economica ha “esacerbato” i problemi sanitari in varie parti  d’Europa provocando “iniquità sociali ed economiche tra paesi e all’interno di essi”,  scrive l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinenando come la più colpita sia appunto la Grecia.  
  
Il report afferma che in tasso di HIV in quel paese è salito “significativamente” dal 2008. E stima che circa la metà delle nuove infezioni siano auto-inflitte per consentire alle persone di ricevere aiuti da €700 al mese e una più rapida ammissione a programmi di alternative alla droga.  
  
I suicidi, riferisce l’OMS, sono aumentati in Grecia del 17% dal 2007 al 2009, di un ulteriore 25% nel 2010. Col peggiorare delle condizioni economiche nel 2011 sono saliti ancora del 40%, secondo il ministero della Sanità.  
Omicidi e furti sono raddoppiati. Anche la prostituzione è salita, probabilmente in risposta alla durezza della situazione economica. 
  
L’OMS rileva poi come l’accesso al sistema sanitario greco sia diminuito, a causa dei tagli del 40% ai budget degli ospedali, dove 26.000 lavoratori, compresi 9100 medici, sono a rischio di perdere il posto.  
  
Secondo un’indagine europea citata nel report sono aumentati del 15% le persone che non vanno dal dottore o dal dentista pur avendone bisogno.  
  
“Queste tendenze negative in Grecia sono un monito ad altri paesi dove sono in atto politiche di austerità, comprese Spagna, Irlanda e Italia” si legge nel report.  
  
Atene ha varato misure di austerità per continuare a ricevere aiuti dalla BCE. Nel maggio 2010 i paesi dell’eurozona e il FMI hanno concordato un prestito-salvataggi di €110 miliardi che la maggioranza dei cittadini sta pagando pesantemente, con livelli di tassazione altissimi e tagli a stipendi e pensioni.  Sei giovani su 10 sono senza lavoro. E i senzatetto sono in aumento.  
  
Dopo la Grecia, il tasso di disoccupazione più alto nell’eurozona è in Spagna, al 26%, subito dopo viene il Portogallo, al 16.3%.  
  
L’Italia è per ora lontana da tali cifre.  E il governo attuale sta facendo di tutto per evitare che il nostro paese sia commissariato da UE e FMI. A dispetto di quanti sostengono che un “commissariamento” sia già in atto.  
  
Guardiamoci dai facili populismi.  
  
  
Abbiamo focalizzato l’attenzione sulla Grecia, sulla scia di un post di RT. Il report è in realtà molto ampio, consta di molti capitoli e tocca vari temi. Per es. la trasmissione intergenerazionale delle iniquità, la salute e l’educazione dei bambini connesse con la situazione sociale, i rischi sanitari derivanti da comportamenti della popolazione, esclusione sociale, vulnerabilità e svantaggiati, le politiche per ridurre l’health divide   (le disparità in fatto di salute) fra i paesi europei,   le raccomandazioni dell’OMS



Siria islamici tagliano la mano a cristiano perché tocca Corano

Crisi economica e ingiustizia sociale video ironico


Obama a Roma, la città è blindata

Città blindata per la visita di Barack Obama


Zone rosse sono state predisposte intorno ai luoghi che verranno visitati dalpresidente degli Stati Uniti, con strade chiuse e controlli serrati da partedelle forze dell'ordine. L'arrivo dell'Air Force One è previsto per domani sera a Fiumicino, ma non si esclude che all'ultimo minuto possa essere scelto l'aeroporto di Ciampino.

Quindi il corteo presidenziale - composto da 26 autoblindate e otto motociclette - si muoverà verso palazzo Taverna, dove Obamaincontrerà l'ambasciatore John Phillips. Il corteo scorterà il presidentedurante i suoi spostamenti, incontri istituzionali e visite in luoghi simbolodella capitale, anche se non si esclude l'uso di un elicottero. Un piano sicurezza imponente e ancora in via di definizione che prevede, oltre alla rimozione delle auto in sosta e dei cassonetti lungo il percorso, il controllo dei tombini, la vigilanza aerea sul corteo e la presenza di agenti in borghese.

Inoltre, posti di blocco e scorte armate proteggeranno ladelegazione di Obama durante i suoi spostamenti.

Ad affiancare le forze dell'ordine italiane ci sarà anche una task force statunitense. Lo spazioaereo sopra la capitale verrà chiuso da domani sera, in alcune fasce orariegiovedì e venerdì mattina.

QUALI ITINERARI?
Massimo riserbo, invece, sugli itinerari cheverranno percorsi e che potrebbero anche subire modifiche all'ultimo momento. Giovedì Obama sarà prima ricevuto in Vaticano da papa Francesco intornoalle dieci, quindi si recherà al Quirinale dal presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano per in incontro previsto alle 12.15. Quindi sarà la voltadel presidente del Consiglio dei mMinistri, Matteo Renzi. L'incontro avverrà Villa Madama: l'arrivo dei due leader è previsto per le 14.20, a seguire(ore 15.40) si terrà una conferenza stampa congiunta.

Quindi Obama visiterà  il Colosseo. L'Anfiteatro Flavio diventerà il sorvegliato speciale. La zona attorno al monumento sarà blindatissima, con strade off limits per tutta ladurata del tour e controlli serrati nell'area da parte delle forze dell'ordine.

Le visite del pubblico saranno sospese per l'intera giornata. Lemisure di sicurezza scatteranno prima delle 16.30, ora in cui è previstol'ingresso del presidente americano. Dalle 13 le strade di accesso all'area archeologica saranno chiuse, anche per i passaggi pedonali, con linee degliautobus deviati e monitoraggi continui dell'intera zona rossa.
Alle 16 di giovedì manifestanti scenderanno in piazza, nei pressi dell'ambasciata statunitense di via Veneto (tra piazza Barberini e via di Sant'Isidoro) per protestare contro guerre, militarizzazioni e politiche estere degli Usa.
Quindi il ritorno del presidente per cena a palazzo Taverna. Obama lascerà la città eterna giovedì notte o all'alba di venerdì



Il discorso di Laura Boldrini


Beppe grillo da Enrico mentana

Casa pagata a Renzi per 34 mesi. La Procura ha aperto un fascicolo

Marco Carrai ha pagato per 34 mesi l'affitto dell'appartamento dove ha vissuto il premier, a Firenze

Per 34 mesi, l’ex sindaco di Firenze ha vissuto in un appartamento al quinto piano di via degli Alfani 8, a due passi da Palazzo Vecchio. A pagare l’affitto, dal 14 marzo 2011 al 22 gennaio scorso, è stato l’imprenditore Marco Carrai (38 anni), fidato consigliere e migliore amico di Matteo Renzi. E adesso la Procura di Firenze, in seguito ad un esposto ricevuto nei giorni scorsi, ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sui rapporti tra l’ex sindaco (oggi presidente del Consiglio) e l’imprenditore fiorentino e per verificare se quest’ultimo abbia ottenuto favori in cambio. Si tratta di un fascicolo esplorativo: al momento non ci sono né indagati, né sono formulate ipotesi di reato. Il procuratore aggiunto Giuliano Giambartolomei, che dal 27 ottobre regge la Procura dopo il pensionamento di Giuseppe Quattrocchi, affiderà le indagini a un pm per accertare che non sia stato danneggiato l’interesse pubblico. In quell’appartamento - si legge sul Corriere della Sera - l’ex sindaco aveva trasferito la sua residenza da Pontassieve (paese a 20 chilometri da piazza Signoria, dove abitano la moglie Agnese e i tre figli) per seguire da vicino il governo di Palazzo Vecchio e, soprattutto, per votare nella città che amministrava. In quell’abitazione di cinque vani, con vista sulla città, il sindaco si riposava tra un impegno e l’altro. A pagare l’affitto, come rivelato da Libero nei giorni scorsi, (prima 900 e poi 1.200 euro al mese) non era però l’ex Rottamatore, bensì Carrai, che ha guidato in passato un’importante partecipata di Palazzo Vecchio come la Firenze Parcheggi e adesso è presidente di Adf, la società che gestisce l’aeroporto di Firenze (di cui sempre il Comune detiene una quota). Carrai è anche un imprenditore che investe su diversi fronti. Tra questi anche quello della tecnologia applicata alla fruizione dei beni culturali. Carrai, con una delle aziende di cui è socio, la C&T Crossmedia, si è aggiudicato l’anno scorso dal Comune l’organizzazione di un servizio per visitare Palazzo Vecchio con la guida di un tablet interattivo. Per ogni dispositivo noleggiato dai turisti, la C&T riceve una percentuale. Dopo aver duellato per giorni con il direttore Maurizio Belpietro, minacciando anche querele, alla fine Carrai ha inviato a Libero la copia del contratto di affitto dell’appartamento di via degli Alfani 8, che il quotidiano ha pubblicato ieri. Il proprietario dell’immobile è Alessandro Dini, consigliere d’amministrazione della Rototype, il cui sito internet è stato curato dalla Dotmedia, l’agenzia di comunicazione di cui è socio anche il cognato di Renzi. Fino al gennaio 2011, prima di trasferirsi nella casa pagata dall’imprenditore, l’allora sindaco aveva affittato (a proprie spese) una mansarda dietro Palazzo Vecchio, salvo poi recedere dal contratto perché con lo stipendio da sindaco non riusciva a sostenere i circa mille euro mensili di locazione. A tenere puntati i riflettori su Carrai è da qualche giorno la polemica della sinistra fiorentina sulla mostra che nelle prossime settimane vedrà protagoniste a Palazzo Vecchio le opere di Jackson Pollock e Michelangelo. Per l’esposizione, una delle più attese degli ultimi tempi a Firenze, l’amministrazione pagherà agli organizzatori 375 mila euro. Una dei due curatori è Francesca Campana Comparini, 26 anni, laureata in filosofia, che a settembre sposerà Carrai nella basilica di San Miniato al Monte




Tagli alla spesa pubblica, Cottarelli da Renzi



 “Il nostro programma non sarà semplice e quindi vorrei sottolineare che c'e' una buona dose di coraggio, o di incoscienza, a seconda dei punti di vista, nel fatto che il governo si assuma la responsabilita' di fare 32miliardi di risparmi di spesa pubblica in tre anni a regime". Lo ha ribadito Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, in diretta ad "Agora'" su Rai3. "Vogliamo colpire con grande decisione la spesa pubblica improduttiva -ha aggiunto- la spending review, cioe' le procedure di ristrutturazione della spesa pubblica italiana, non sono ancora partite e sono state solo annunciate, ma il piano di Cottarelli, di cui abbiamo discusso in maniera approfondita in queste settimane, prevede 32 miliardi di riduzione di spesa pubblica improduttiva nei prossimi tre anni".
E mentre Renzi rassicura i pensionati (escluso che chi guadagna 2-3 mila euro sia chiamato a un contributo) smentendo proprio il commissario per la spending review, Carlo Cottarelli in procinto di 'traslocare' dal Tesoro a Palazzo Chigi, oggi avrà un incontro a due con il premier , seguito da una riunione del comitato per la revisione della spesa al quale parteciperanno molti ministri
A proposito di spendig review,  il capogruppo dei deputati Brunetta di Forza Italia ha  detto: "Siamo nelle mani del commissario Cottarelli, che regge sulle proprie spalle tutto il gravoso incarico di individuare possibili spese inutili e sprechi consistenti. Per questo motivo, il difficile ruolo che è chiamato a svolgere dovrebbe assorbire tutta la sua attenzione". Invece attacca Renato Brunetta “ da quando si è insediato lo scorso 23 ottobre 2013, il commissario straordinario non ha prodotto nulla di concreto, se non interviste, conferenze stampa, dichiarazioni di intenti, buoni propositi. E tutti lo hanno sempre considerato capace di miracoli e di essere 'super partes'




La “dama bianca” del Cav beccata con 24kg di coca

Fermata con 24 chili di cocaina. Federica Gagliardi, conosciuta come la “dama bianca” di Silvio Berlusconi, è stata fermata all’aeroporto di Fiumicino dalla Guardia di finanza di Napoli. Nel 2010, in occasione del G8 di Toronto, la Gagliardi faceva parte della delegazione italiana visto che ricopriva il ruolo di ”responsabile della segreteria del segretario generale della Regione Lazio”. Ha fatto parte del comitato elettorale di Renata Polverini e durante la campagna ”aveva avanzato la richiesta di partecipare ad una missione all’estero in caso di vittoria elettorale”. Cosa avvenuta. La giovane potrebbe essere "corriere" abituale dei clan camorristici, scrive il Corriere. Anello di congiunzione tra le cosche vesuviane, i narcos venezuelani e i clienti facoltosi. Personaggi famosi, imprenditori e politici che abitualmente frequentava e che potrebbero averla utilizzata per procurarsi lo stupefacente. LA REPLICA - "Mi hanno fregata!". Federica Gagliardi osserva il suo trolley firmato pieno zeppo di cocaina, 24 chilogrammi stipato nel bagaglio a mano. Poi guarda i finanzieri in divisa che la circondano. Poi nervosamente tira fuori il cellulare, comincia a chiamare il suo avvocato. Famosa per una sola stagione come "dama bianca" al seguito di Silvio Berlusconi, la Gagliardi ammutolisce dinanzi agli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli e del Gruppo della Finanza di Fiumicino, che l'avevano pedinata fin dall'attimo in cui l'aereo su cui viaggiava è atterrato nello scalo romano. Un'inchiesta della Procura antimafia di Napoli ha condotto gli 007 fino a quel bagaglio





SPESE PAZZE DEI POLITICI: SPUNTA ANCHE LO SCONTRINO DEL VIBRATORE

Ci mancava anche la spesa “viziosa” nel panorama degli acquisti dei politici italiani e nostrani. L’ultima arriva dalla Provincia di Bolzano e lascia davvero a bocca aperta. La Guardia di finanza, infatti, ha scoperto, durante l’inchiesta della procura sulle rendicontazioni dei gruppi consiliari, che tra le spese presentate dai Freiheitlichen (Libertari, in italiano) risulterebbe uno scontrino di 64,92 euro per l’acquisto di un vibratore e altri due oggetti ad uso erotico. «Dobbiamo verificare, se fosse così non sarebbe corretto», ha detto all’Ansa il capogruppo Pius Leitner





Pepe sfiduciato, gruppo Senato M5S per ora non avvia espulsione

Roma, 10 mar - Nulla di fatto all'assemblea dei senatori del Movimento 5 stelle: non c'è ancora la scelta definitiva dei componenti delle commissioni (dopo il rimescolamento dovuto alle nove espulsioni dal gruppo) e soprattutto non ci sono i nomi dei "grillini" per la commissione di inchiesta sui rifiuti e le ecomafie. E' proprio su questa vicenda che si incardina un nuovo scontro interno, esploso questa volta a Napoli, dove il Meetup locale ha sfiduciato il senatore Bartolomeo Pepe, esperto di ambiente e possibile candidato addirittura alla presidenza della bicamerale ecomafie.
I senatori voteranno domani i candidati alle commissioni, ma è possibile che la votazione napoletana tarpi le ali alle ambizioni di Pepe, che ha denunciato senza mezzi termini una sorta di agguato: "Hanno approfittato di un mio impegno ad un convegno in Calabria, questa cosa non era all'ordine del giorno, altrimenti non penso ci sarebbero state così poche persone alla riunione". Proprio la sfiducia di due gruppi locali, molto contestata dagli interessati, è stata qualche settimana fa la miccia che ha dato il via alla resa dei conti per Luis Orellabna e Francesco Campanella, oggi a tutti gli effetti degli ex del movimento guidato da Beppe Grillo. "Ma io al Movimento ci credo, voglio rimanere nel Movimento, non capisco - ha rincarato la dose Pepe - 'cui prodest' questa operazione quando c'è da fare la battaglia contro i casalesi e i loro complici politici". Per ora nessuna procedura di espulsione è stata avviata dal gruppo.
Abbottonatissimi i big della corrente "ortodossa" del M5S, prima e durante l'assemblea dei senatori, disertata da Pepe rimasto in Campania, parole sue, "a organizzare un'agorà con i cittadini". "Non conosco la vicenda, ho appreso dai giornali della votazione napoletana", ha dichiarato il capogruppo Maurizio Santangelo. Il presidente M5S della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico contro Pepe? "Mi sembra una contrapposizione alimentare - ha provato a sdrammatizzare l'ex capogruppo Nicola Morra - ma ignoro la vicenda, non si giudicano le persone ma i comportamenti, se verremo investiti della questione valuteremo con serenità". Enigmatica addirittura la senatrice campana Wilma Moronese: secondo alcune fonti è lei la vera avversaria di Pepe. "Io non ho partecipato a quella riunione, chiedete all'interessato", ha detto ai cronisti mentre entrava nell'aula della decima commissione, tradizionale sede delle assemblee dei 5 stelle. Questo nonostante il video della riunione del Meetup di Napoli che ha sancito la sfiducia a Pepe sia stato pubblicato ieri proprio su un suo profilo di videosharing Bambuser

Bambina 12 anni svela la truffa del sistema bancario

Renzi: «Entro mercoledì Jobs Act e fondi scuola»

Il premier annuncia che tra una settimana saranno illustrati, in una "corposa conferenza stampa", i dettagli del Jobs act, le misure per la scuola e il piano casa 

Jobs act, misure per la scuola e piano casa "sono pronti". Il premier Matteo Renzi, a Sirascusa per incontrare i sindaci e gli alunni di una scuola elementare, ha annunciato che tra una settimana presenterà le tre riforme. Si deve agire in fretta e con "provvedimenti choc", ha spiegato, "o sprecheremo la ripresa". I dettagli saranno illustrati a Palazzo
Chigi mercoledì prossimo in una "corposa conferenza stampa". Per il momento il presidente del Consiglio si è limitato a dire che per l'edilizia scolastica "ci sono 2 miliardi di euro" che "non sono sufficienti per tutti i Comuni, ma vanno spesi anche per dare un segnale".
E ha sottolineato: "faremo della scuola un luogo di grande bellezza". Le riforme devono essere approvate entro pochi mesi, sicuramente "prima del semestre europeo perché non vogliamo andare in Europa a chiedere, ma a proporre un'idea diversa" ha scandito prima di assicurare ai sindaci del Siracusano che"l'Italia non ha finito il proprio tempo.
Trovo rassegnazione tra molti di voi, ma dobbiamo dire che attraverso il sacrificio di tutti non ce la farà solo il governo Renzi, ce la fa l'Italia.
Non è il governo sul filo e tutti giù a guardare se casca. Sul filo - ha aggiunto - ci siamo tutti".
Agli insegnanti dell'istituto comprensivo 'Raiti' ha poi rivolto un ringraziamento: "con il vostro lavoro salvate il Paese. Guadagnate poco, ma siete il cardine dell'Italia. Voglio che il governo stia in mezzo agli insegnanti". Poi ha rassicurato i bambini: "ci confermate che noi dobbiamo tenere in vita i vostri sogni. Tanti dei vostri genitori forse hanno difficoltà per il lavoro.
E' un momento molto difficile, il più difficile da 30 anni. Ma c'è adesso la possibilita' di investire per nuovi posti di lavoro".
Da ultimo, durante un incontro con gli imprenditori, Renzi è intervenuto nel dibattito sulla riforma della legge elettorale. "Ho visto che oggi qualcuno sui giornali dice che voglio fare la legge elettorale 'solo per la Camera'.
E' quello che abbiamo sempre detto perché la scommessa è cambiare il Senato così com'è.
Ho rispetto per il Senato, ma il bicameralismo perfetto è un freno per l'Italia. Questa è la riforma chiave dell'azione di governo".
Una riforma radicale che per Renzi non significa che i senatori "sono meno bravi dei deputati, ma che si riduce il numero dei parlamentari: segno importante non dal punto di vista economico, che è secondario, ma del messaggio simbolico"



Beppe Grillo ai microfoni di RTL 102.5 dal Festival di Sanremo






Al governo e tutti indagati: rischiano 4 sottosegretari Pd

Dopo il caso Gentile le grane per Renzi non sono finite. Ora Grillo e Sel chiedono le dimissioni di Barracciu, Del Basso de Caro, De Filippo e Bubbico. E la Bindi chiede la testa di Lupi




È la banda dei quattro. Tutti indagati. Tutti del Pd. Tutti con la poltrona (governativa) che scotta. Sono Francesca Barracciu, accusata di peculato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Cagliari sull'utilizzo dei fondi destinati ai gruppi del consiglio regionale sardo, che a causa di questa vicenduola fu convinta a ritirarsi dalla corsa per la presidenza della Regione Sardegna da Renzi, che l'ha ricompensata con la poltrona di sottosegretario ai Beni culturali.
Umberto Del Basso de Caro, da pochi giorni sottosegretario al ministero dei Trasporti e delle infrastrutture malgrado sulla sua testa penda un'indagine della procura di Napoli per i rimborsi non rendicontati del Consiglio regionale campano. Vito De Filippo, premiato con la poltrona di sottosegretario alla Salute malgrado sia anche lui coinvolto nel filone lucano di Rimborsopoli. E Filippo Bubbico, indagato per abuso d'ufficio ma riconfermato viceministro dell'Interno.
«Quattro indagati per me posson bastare...», canticchia Beppe Grillo, che chiede le dimissioni dei (poco) magnifici quattro sulla scia dell'addio di Antonio Gentile. Non Grillo ma una sua senatrice, Daniela Donno, aggiunge alla lista un quinto nome, quello del presidente della commissione Agricoltura del Senato Roberto Formigoni, che si dovrebbe dimettere come «atto dovuto per rispetto delle istituzioni dopo il rinvio a giudizio per associazione per delinquere e corruzione nel caso Maugeri». Ai 5 Stelle si unisce Claudio Fava, vicepresidente della Commissione nazionale antimafia in quota Sel, che (in prosa) chiede le dimissioni dei membri del governo: «Mi sembra grave la distrazione con cui Renzi ha messo in piedi questa squadra senza avvertire prima i margini di rischio forte che c'erano su alcuni. Non abbiamo votato la fiducia, ma abbiamo suggerito a Renzi di fare seguire i fatti agli annunci rumorosi che ha fatto. E un primo passo dovrebbe essere un cambio di passo dal punto di vista etico su un esecutivo».
Colpisce di più però che a unirsi al coro dei «dimissionisti» sia un'esponente del Pd, ancorché assai lontana dal nuovo premier, come Rosy Bindi, che della commissione antimafia è presidente. La Bindi chiede la testa del ministro per i Trasporti e le Infrastrutture Maurizio Lupi, che sarebbe indagato dalla Procura della Repubblica di Tempio per concorso in abuso in atti d'ufficio per il pasticcio di una nomina a commissario dell'Autorità portuale sarda, ma fa un discorso che si allarga a tutti gli esponenti di governo: «Faccio appello al senso di responsabilità sia dei partiti, sia delle forze politiche che delle persone interessate. Ho chiesto al mio partito di fare una riflessione seria su questo aspetto perché sono stati usati due pesi e due misure, perché per gli stessi reati alcune persone non sono state neppure candidate, mentre altre siedono al governo». E poi: «Uno degli obiettivi dichiarati dal presidente del Consiglio è quello di rivedere il finanziamento pubblico dei partiti, mi pare evidente che essere indagati per il cattivo uso di quei fondi in questo momento non è opportuno».
Naturalmente sull'argomento forte è il pressing dell'Ncd, il partito che ha sacrificato Gentile: «L'indagine per noi - spiega Renato Schifani - non è presunzione di colpevolezza. Perché di fronte agli altri indagati che sono nel governo non si è scatenato lo stesso fuoco mediatico? Abbiamo deciso di congelare quel sottosegretariato, abbiamo chiesto a Renzi di non sostituirlo. Quando la vicenda sarà chiarita, Gentile potrà svolgere il suo ruolo»