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Azienda americana lancia le mutande-preservativo

Una azienda americana ha lanciato “Scroguard”, una mutanda-preservativo che ha lo scopo di prevenire la trasmissione di malattie sessuali. L’idea è che mentre il normale preservativo copre solo i genitali, l’uso della mutanda permette di ridurre notevolmente la superficie di pelle che viene a contatto e quindi il rischio di malattie.

La mutanda in lattice, che comunque va usata in combinazione con un normale preservativo, viene descritta come destinata alle coppie che non vogliono correre rischi, agli scambisti e a chi ha numerosi partner.
dal sito scroguard.com
Non tutte le reazioni sono state entusiastiche, comunque: qualcuno ha ironizzato che è anche un ottimo anticoncezionale perché “una volta che ti hanno visto addosso con quella cosa, nessuna vorrà fare sesso con te”, anche perché come “bonus” arriva il fatto (spiegato anche nelle FAQ del prodotto) che durante il rapporto si formano delle sacche d’aria nella mutanda, che poi si svuotano producendo un rumore molto simile a quello di una scoreggia.
Secondo i  produttori, però, chi lo usa ne sarebbe entusiasta: si tratterebbe solo di superare l’inerzia mentale legata all’utilizzo di un nuovo dispositivo di protezione cui non si è abituati.


Vaccini anti-droga

Fino ad oggi i vaccini sono stati impiegati per prevenire importanti malattie infettive, ma se riuscissero anche a scongiurare lo sviluppo di dipendenze verso sostanze d’abuso? L’idea è oramai possibile. I dottori Kosten e Burkhard1, che varranno insigniti dell’Avant-Garde Awards 2012 dalla NIDA (National Institute on Drug Abuse), potrebbero cambiare la vita degli oltre 22 milioni di tossicodipendenti nei soli Stati Uniti; si ritiene inoltre che vaccini contro nicotina (in fase 2 della sperimentazione clinica) e metamfetamine potrebbero essere disponibili entro 5 anni. “Una volta che alla sostanza viene impedito (dagli anticorpi preformati in risposta al vaccino, ndr) di raggiungere il cervello del paziente, questa non può innescare quei processi di rinforzo, facendo così venir meno quella componente motivazionale necessaria a perseverare nella ricerca della stessa” Già nel luglio scorso il dottor Janda ed il suo gruppo di ricerca avevano posto l’accento su un vaccino anti-eroina (e prima ancora anti-cocaina), sottolineando però al tempo stesso come progetti così ambiziosi non siano scevri da difficoltà tecniche, prima tra tutte quella di riuscire a stimarne l’effetto sugli esseri umani. In aggiunta a ciò, per raggiungere l’effetto sperato è necessario indurre una risposta anticorpale considerevole; ciò è particolarmente difficile nel caso della nicotina, sostanza completamente non immunogena che pertanto necessita di un carrier proteico per divenire tale. “..sintetizzando con le biotecnologie sequenze peptidiche in grado di assemblarsi in particelle icosaedriche simmetriche ed accoppiandovi poi la nicotina” “Affinché la cocaina venga identificata dal sistema immunitario con non-self è necessario coniugarla con una molecola più grossa come la proteina del colera inattivata o le proteine della Neisseria Meningitidis come vettore nel vaccino anti-metanfetamine” Data l’efficacia dei vaccini nell’aiutare i tossicodipendenti ad instaurare e mantenere uno stato di astinenza, prevenendo le frequenti ricadute – affermano i ricercatori – questi vaccini devono essere intesi non tanto come un sistema di prevenzione delle tossicodipendenze, quanto piuttosto come una valida opportunità terapeutica per il loro trattamento. Stato dell’arte dei singoli vaccini Vaccino anti-nicotina-2 Dal 2008 ad oggi, per la loro sicurezza ed affidabilità, sono stati testati 3 vaccini contro la nicotina (NicQb, NicVAX e TA-NIC), che hanno dimostrato la loro efficacia nel bloccare i processi cerebrali di ricompensa normalmente indotti dalla sostanza e promuovere nei pazienti un desiderio di astinenza dal fumo di sigaretta. Recentemente si è ipotizzato che lo spettro del vaccino possa essere esteso anche alla cotinina (principale metabolita della nicotina), in quanto anch’essa interviene nei processi di rinforzo. Vaccino anti-cocaina2 Il vaccino anti-cocaina TA-CD stimola la produzione di un pool di anticorpi tale da catturare e sequestrare la sostanza nel circolo periferico, impedendole di superare la barriera emato-encefalica e prevenendo quindi i suoi effetti sui circuiti cerebrali del piacere – ricompensa. L’efficacia dimostrata dal vaccino nei primi trials clinici può essere però limitata dalla capacità dei tossicodipendenti di farne un utilizzo appropriato ed è per questo motivo che ci si è posti il problema etico di destinare queste risorse solo a quei pazienti realmente motivati al raggiungimento dell’obiettivo comune. Vaccino anti-amfetamine2 Attualmente per quanto riguarda le metamfetamine sono disponibili solamente i promettenti risultati di trials preclinici con anticorpi monoclonali, che preludono senza dubbio allo sviluppo di un vaccino efficace nel trattamento di questa dipendenza; non deve tuttavia mai mancare l’avvertenza circa la mancanza di protezione contro l’abuso di altre droghe. Vaccino anti-eroina3 Il vaccino funziona stimolando il sistema immune a produrre anticorpi che si legano all’eroina mentre è ancora nel sangue e in tal modo ne viene impedito (del tutto o fortemente ridotto) l’ingresso nel cervello; l’eroina non può così produrre l’insieme delle potenti sensazioni che spingono il paziente ad usare e continuare ad utilizzare la droga. La possibilità di un vaccino contro l’eroina presentava comunque delle grosse difficoltà dovute al fatto che l’eroina (3,6-diaceti morfina) è un pro-farmaco e dal suo metabolismo si formano principalmente la 3-monoacetilmorfina, 6-monoacetilmorfina e infine la morfina; per superare questo problema è stata sperimentata la capacità di un vaccino di avere legami multipli ovvero verso più antigeni ma appunto simili. Sono stati sintetizzati due apteni (molecole a basso peso molecolare), uno tipo eroina e un altro tipo morfina che come tali vengono presentati al sistema immunitario. La caratteristica di questo approccio è che la presentazione al sistema immunitario dell’aptene-eroina di fatto scatena reattività verso apteni multipli (le sostanze prima dette). Tale metodologia ha inoltre mostrato di avviare una produzione estremamente rapida di anticorpi e a titolo molto elevato. “La rapidità e la quantità sono fondamentali considerato che altrettanto rapidamente l’eroina giunge al cervello – entro pochissimi secondi- e la quantità iniettata può essere talvolta molto levata (anche in relazione alla tolleranza dell’individuo)”

Ecco la sostanza più benefica per l’uomo, ma nessuno ci dice niente perché costa solo 50 centesimi








Qual è la sostanza più benefica per l’uomo? Indizi: è un sale, è naturale, è economica, non venduta in farmacia né monopolizzata dalle multinazionali e può essere usata come: digestivo, antiacido, basificante, emolliente per bagni e pediluvi, decongestionante per le vie respiratorie, anti prurito, anti irritazione per le punture di insetti… e le ultime ricerche confermano che ha una potente azione antitumorale. Qual è la sostanza?




Guarda il video estratto dalla conferenza del dr. Enrico Fincati “Q Life, Liberi dal Sistema”, tenutasi a San Marino.
l percorso “Q Life Liberi dal Sistema” offre una maggiore consapevolezza su molti temi di attualità (dal mercato dei farmaci al sistema monetario, dall’accesso alle fonti di energia rinnovabile all’auto­approvvigionamento al cibo) al fine di consapevolizzare ciascuno di noi e aiutarlo a diventare davvero indipendente sotto ogni aspetto: salute, energia, cibo e denaro

Dopo i Bitcoin arrivano i Facecoin

Facebook non si ferma vuole espandere la sua potenza sul web, anche se questa voltaZuckerberg vuole far diventare il suo social network una banca. non si tratta di comprare applicazzioni o di far volare droni i quali possono trasportare il segnale adsl ovunque, questa voltaFacebook vuole essere più di un social network e può essere preparando il suo pagamento online attraverso moneta elettronica, come ha raccolto quotidiano The Financial Times.Fonti della società hanno detto il Financial Times in un paio di settimane riceveranno l’approvazione dell’Irlanda per consentire agli utenti di memorizzare moneta elettronica (e-money), della rete sociale, un servizio che sarebbe disponibile solo in Europa.La società ha contattato un certo numero di start-up britannica che offrono trasferimento internazionale di denaro via on-line e tramite cellulare, hai trasceso i nomi dei tre: TransferWise, Moni e Azzimi Technologies.

Facebook è il social network più utilizzato al mondo, ma non è solo un social network. L’aziendaZuckerberg continua ad ampliare la sua portata con l’acquisto di imprese e lo sviluppo di progetti di vario tipo. Recentemente abbiamo appreso ilpiano per portare Internet in aree remote utilizzando droni, hanno acquistato anche Whatsapp , un anno fa ha acquistato Instagram … La lista sembra infinita. Ora ci sono voci che la società potrebbe estendere i suoi tentacoli nei servizi finanziari sulla base di moneta elettronica , cioè, denaro o moneta elettronica on-line . Facebook non ha confermato nulla, ma secondo il Financial Times , sarebbe in attesa di ricevere l’approvazione per lanciare questa nuova iniziativa.

Facebook sta lavorando su un servizio di soldi online che non è ancora stato annunciato, perché è nel processo di approvazione delle autorità irlandesi , il paese in cui si è basato in Europa. Poiché non vi è stato alcun annuncio ufficiale, i dettagli del sistema di e-money non sono noti, ma possiamo supporre che verrà utilizzato per fare acquisti, trasferimenti, e parla anche l’invio di denaro . Il sistema dovrebbe funzionare in tutta Europa e Facebook sarebbe in trattative con tre start-up di Londra dedicate ai trasferimenti di denaro online; sono TransferWise, Moni e Azzimi Technologies. La notizia è stata anche pubblicata da The Next Web , che garantiscono che un funzionario della compagnia ha rifiutato di parlare di “voci e speculazioni”.

E ‘possibile che Facebook vuole implementare questa nuova soluzione servizio per l’invio di denaro ai paesi emergenti, dove più e avere una presenza più forte. In India , per esempio, hanno già raggiunto 100 milioni di utenti, ha detto presto. Questa iniziativa potrebbe anche aprire nuovi metodi di pagamento per l’e-commerce, ma bisogna aspettare fino a quando diventa ufficiale per i dettagli. Non dimenticate che questo è un rumor non confermato , quindi potrebbe essere il caso che termina scartando l’idea o modifiche del progetto.

Come detto, su Facebook trasportare un servizio esteso striscia con l’acquisto del Whatsapp come la notizia più chiacchierato degli ultimi mesi. Il social network è diventato il servizio di messaggistica più popolare al momento, e di recente appreso che le autorità americane hanno approvato l’acquisto , dando il via libera alla fusione. Da Facebook insistito sul fatto che l’acquisizione di Whatsapp non altera il funzionamento di uno qualsiasi dei due servizi, che attualmente promessa state mantenute. Whatsapp continuerà a funzionare come al solito e mantenere il sistema di rinnovo annuale dell’abbonamento, quindi non ci sarà nessuna pubblicità





Burst - Sfide di coppia a colpi di sesso orale

Il nuovo hobby delle giovani coppie sta dilagando in america e presto arriverà anche in Italia.
Allora spieghiamo come si svolge
In gruppi appositamente creati per coppie interessati alla sfida una delle due coppia contatta altra coppia che se accetta la richiesta si procede accordando  il posto e ora preferibilmente la maggior parte degli incontri avviene in un hotel economico. 
Al incontro si portano vari oggetti e indumenti sessuali propri con un somma in denaro pari o superiore ai  mille dollari. 
La sfida si svolge nel seguente modo i due uomini si scambiano le proprie consorti per un rapporto orale potendo scegliere per rendere più interessante la sfida cosa far indossare alla propria donna.
Al via le due ragazze iniziano il rapporto orale il primo tra i due sfidanti che eiacula perde la sfida e paga la esosa scommessa. 

   
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Cosa succede in Venezuela

Le proteste in Venezuela sono difficili da decifrare anche perché governo e opposizione hanno ugualmente le idee poco chiare su come trarre il paese da una situazione difficile e sono concentrati sulla sfida per il potere a colpi di pessima propaganda.
In Venezuela va male e il governo Maduro sembra avere poche idee su come mettere mano alla situazione. All’inizio dell’anno i ministri venezuelani hanno presentato le dimissioni al presidente in risposta all’omicidio dell’ex Miss Venezuela Mónica Spear, morta in una rapina, la cui morte ha richiamato l’attenzione nazionale sul problema della sicurezza. La mossa doveva servire a facilitare la formazione di un esecutivo più adatto a fronteggiare l’emergenza che assale il paese, che non è solo criminale, ma anche economica. Il Venezuela ha sempre avuto statistiche criminali impressionanti, anche per il Sudamerica, e resta uno dei paesi più violenti al mondo, tanto che con i suoi (circa) 25.000 omicidi circa all’anno svetta nelle classifiche e mette in ombra anche paesi come Pakistan, Afghanistan e Iraq.
Una violenza endemica di stampo tipicamente centro-sudamericano che ha paragoni solo in Colombia e in Messico e che ha come propellente la droga e una cultura criminale talmente radicata da fare dei sequestri di persona un’industria. Il chavismo ha penetrato poco questo genere di cultura, pur riuscendo invece ad intaccare la povertà attraverso una politica di redistribuzione del reddito e l’ampliamento dei servizi sociali, ma sicurezza ed economia non ne hanno tratto giovamento. Il paese, pur ricco, soffre un’inflazione che viaggia al 56% e il bolivar è praticamente impossibile da convertire in dollari, situazione che ha provocato nel paese la penuria di molti beni di prima necessità. Mancano la carta igienica, il pane, la farina, la carta da giornale e le linee aeree minacciano di sospendere i servizi perché creditrici di oltre tre miliardi di dollari che il governo non paga.
La risposta del governo è stata quella di «stimolare» la produzione, incentivando i produttori privati e chiedendo il massimo sforzo alle imprese pubbliche, con il risultato di porre sotto pressione i lavoratori già piagati da un’inflazione che non possono sperare d’inseguire con i loro salari e in seguito di reprimere a brutto muso persino gli scioperi e le proteste dei dipendenti delle aziende statali, persino quando hanno denunciato inefficienze e sprechi. Il governo «socialista» in questa particolare contingenza non ascolta molto i lavoratori e accontenta semmai i padroni,  ma l’effetto sulla «produzione» è comunque controproducente perché i lavoratori rispondono con lo sciopero alle durezze del governo e non se ne esce, tanto più che la pessima classe padronale venezuelana approfitta della situazione. Così ad esempio gli assassinii di operai o dirigenti dei popoli nativi, anche qui assediati dal «progresso» che qualcuno vuole portare sulle loro terre, rimangono impuniti anche quando sono clamorosi, come il massacro del cacique dell’etnia yukpa Sabino Romero e di buona parte della sua famiglia. Non che nel resto del paese vada meglio, con il 97% dei casi d’omicidio che restano insoluti, in Venezuela per gli assassini c’è modo di vivere in relativa tranquillità.
Per il resto il governo si comporta in maniera ortodossa verso l’estero, ad esempio pagando con precisione il rimborso del debito e cerca di rispondere anche alla mancanza di dollari, una penuria che di recente sta strangolando anche l’Argentina, iniettando valuta pregiata. Politica pericolosa, che ha portato l’Argentina a prosciugare le riserve prima di alzare bandiera bianca, e che in Venezuela invece prosciuga le pur generose entrate petrolifere. Chavez non è mai stato un grande amministratore, ma la sua natura istrionica gli ha sempre consentito di superare crisi del genere di slancio, il legnoso Maduro invece non ha lo stesso charme, anche se nell’occasione si è dimostrato molto più aperto al confronto del suo predecessore al netto della violenza della repressione nelle ultime settimane. Violenza che a ben vedere appartiene sia alle forze di sicurezza che sparano a pallini sui dimostranti, che l’opposizione occasionalmente armata che ha tentato più volte di sfilare nei quartieri a maggiore densità chavista. Fino ad ora il bilancio segna 14 vittime in tre settimane che possono essere collegate alle proteste e nemmeno tutti dell’opposizione. Un numero di vittime simile a quello registrato l’anno scorso e non distante da quello delle forze dell’ordine brasiliane impegnate a reprimere le ultime proteste contro gli imminenti mondiali, per avere dei paragoni e ben lontano da quelli che segnano uno stato di crisi e l’allarme per massacri imminenti
venezuela   034
Le proteste però hanno avuto una discreta eco e la rete si è riempita di appelli dell’opposizione Venezuelana che lamentava il massacro e nel mondo le comunità di espatriati si mobilitate, inutilmente, per attirare l’attenzione sul paese. C’è una peculiarità in questo ultimo round di proteste venezuelane ed è che sono molto più visibili in rete di quanto non lo siano sui giornali venezuelani o su quelli statunitensi, mai teneri con il bolivarismo venezuelano, che rifiutano esplicitamente paragoni con l’Ucraina, mentre il Dipartimento di Stato si dice estraneo alle proteste. Il governo venezuelano ha comunque espulso tre diplomatici americani, ma l’impressione è che Washington, pur pronta ad approfittarne, abbia poco a che fare con una protesta nata quasi per caso e solo in seguito cavalcata con foga dagli elementi più estremisti dell’opposizione già vicini agli americani, che chiedono le dimissioni di Maduro e il ritorno alle elezioni.
Una decisione, incarnata soprattutto dal già golpista Leopoldo Lopez, che si è lanciato allo scontro frontale con il governo e alla fine si è fatto arrestare per incitamento alla rivolta. Già molto vicino agli  americani, Lopez con i suoi e gli studenti di Juva, un’organizzazione di destra che si sa per certo finanziata generosamente dagli americani in passato, che sparge manifesti con la scritta «uccidi un chavista»,  rappresenta la fuga in avanti del movimento di protesta che si è manifestato nelle ultime settimane e potrebbe paradossalmente avere l’effetto di depotenziarlo. L’opposizione «responsabile» di Capriles aveva guadagnato alla destra molti consensi, la ricerca dello scontro frontale invece prevedibilmente tornerà ad allontanare i voti di quanti ricordano che chi oggi lamenta la repressione, in passato ha sostenuto governi che facevano di peggio e che probabilmente farebbero di peggio.
Le proteste sono cominciate a San Cristobal, il 4 febbraio, quando gli studenti sono scesi in piazza chiedendo più sicurezza in seguito alla rapina e allo stupro ai danni di una studentessa all’interno dell’università. La risposta violenta delle autorità locali che hanno disperso la manifestazione ha provocato altre manifestazioni di solidarietà nel resto del paese e le violenze che ne sono seguite sono poi state accompagnate da una martellante campagna in rete, condotta soprattutto dagli studenti e dagli espatriati, che ha diffuso informazioni molto discutibile e un sacco d’immagini false, generando più di una perplessità. I tentativi di capirne di più hanno illuminato l’assenza di una piattaforma degli studenti e l’evidente sovradeterminazione delle proteste, altrimenti pacifiche, da parte di elementi dell’estrema destra che, come Juva, hanno incitato esplicitamente alla violenza.
C’è da dire che San Cristobal, nella regione di frontiera di Tachira è particolarmente esposta all’influsso colombiano e luogo di egregi traffici, basta pensare che in Venezuela la benzina costa 62 volte di meno che in Colombia per rendersi conto del potenziale criminogeno del floridissimo contrabbando, per stroncare il quale il governo da tempo prometteva fuoco e fiamme, millantando l’infiltrazione di colombiani che probabilmente ci sono, ma che non lavorano agli ordini del colombiano Uribe per destabilizzare Caracas come sostiene Maduro, quanto piuttosto per qualche cartello della droga o del contrabbando in una regione che si trova a oltre 600 chilometri da Caracas, dove il governatore è dell’opposizione e anche il sindaco di San Cristobal che è chavista non ha gradito la voce grossa da parte del governo. Le proteste hanno portato grossi disagi, San Cristobal ha perso l’uso di internet per qualche giorno, ma mancava anche l’energia elettrica, e il governo ha dovuto organizzare un’operazione che ha consegnato al governatore José Gregorio Vielma Mora, finalmente soddisfatto, l’arrivo di 25.700 tonnellate di rifornimenti, oltre a benzina e medicinali per gli ospedali, perché con gli studenti si erano ripresentati in piazza anche i cittadini a fare la fila per ore per la farina e altri beni di prima necessità, 19.000 tonnellate saranno distribuite immediatamente ai cittadini, sperando che bastino a quietarne la rabbia e i disagi.
La Procura nazionale a oggi ha diffuso un bilancio di 45 arrestati ancora detenuti per le violenze nei giorni scorsi, tra i quali tre poliziotti e tre ufficiali dei servizi segreti (SEBIN) che il 12 febbraio hanno aperto il fuoco di fronte alla  Fiscalía di Caracas uccidendo due manifestanti, i giudici dello stesso tribunale li accusano almeno di essere stati presenti e di aver sparato, le indagini diranno a chi. Altri tre militari sono detenuti a Valencia, accusati per aver impiegato le armi. Non ci sono quindi gli arresti di massa lamentati dall’opposizione, se non il fermo di decine di manifestanti poi rilasciati e l’arresto di Lopez per incitamento, sorte toccata anche all’ex generale Angel Vivas, che secondo le accuse aveva incoraggiato gli studenti ad adottare una pratica pericolosissima. Accanto alla polizia hanno operato bande di persone che si spostano in moto e che dovrebbero essere i chavisti che si mobilitano in queste occasioni e che «difendono» il loro territorio scorrazzando in moto e aggredendo gli assembramenti degli avversari. Vivas avrebbe suggerito di tendere dei fili attraverso le strade per impedirne il passaggio e in effetti un povero motociclista è finito decapitato da una di queste improvvisate barriere, una follia.
Vivas si dimise nel 2007 da capo del dipartimento d’ingegneria del ministero delle Difesa rifiutando il nuovo giuramento in stile cubano a «patria, socialismo o morte» e ha accolto i funzionari giunti ad arrestarlo piazzandosi sul tetto della sua abitazione armato di un vistoso fucile mitragliatore. Da domenica è barricato in casa e lancia proclami alla rivolta diretti ai militari, rifiutando di consegnarsi e minacciando di sparare se qualcuno proverà a prenderlo, nelle ultime notizie che ha diffuso via Twitter dice che gli hanno tagliato la linea telefonica fissa. Ma questo fiero anticastrista 2.0 resiste e chiede che si lasci passare il suo avvocato, mentre fuori dalla casa decine di persone e poliziotti attendono l’esito del confronto o che Vivas si decida a cedere, visto che non sembra intenzione delle autorità andare allo scontro, lo stesso Maduro lo ha invitato ad arrendersi senza violenza dicendo che nessuno gli sparerà facendone un martire, per quanto improbabile.
Presenze del genere ovviamente rinforzano sia la propaganda chavista che la genuina convinzione di molti che la richiesta di nuove elezioni fatta con queste modalità non sia altro che un tentativo di golpe da parte d’avventurieri d’estrema destra, anche se l’adesione di quanti hanno protestato contro la situazione economica nel paese o contro la repressione severa delle prime manifestazioni è sicuramente genuina e se è certo che la fiducia nel governo di Maduro sia molto bassa. Chi ha provato a capirci di più ha toccato con mano l’assenza di una piattaforma rivendicativa da parte degli studenti, ma anche la mancanza di un futuro immaginato che vada oltre le dimissioni di Maduro e un apparente disinteresse per quello che potrebbe succedere dopo le sue dimissioni. Sfiducia che però non legittima l’escalation nella violenza e nel caos, che non piace ai venezuelani e nemmeno al governo, visto che le clamorose violenze alla fine si sono rivelate indubbiamente gravi, ma non tali da giustificare certe iperboli che hanno ricordato la demonizzazione stereotipata di Chavez. I venezuelani che hanno manifestato in solidarietà negli Stati Uniti lamentando la repressione e gli arresti, lo hanno fatto senza mettere un piede giù dal marciapiede per non essere arrestati. E gli Stati Uniti sono un paese così democratico che in occasioni delle dimostrazioni che non gradisce procede all’arresto preventivo di migliaia di manifestanti pacifici e alla loro detenzione senza accuse per ore e giorni, non si sa come finirebbe con chi lancia sassi e molotov contro i palazzi governativi, ma se nessuno lo fa è lecito sospettare esiti letali.
Riuscire a domare le proteste punendo i responsabili delle violenze e aprendo i cordoni della borsa statale può essere la reazione giusta nel breve periodo, ma non risolve i problemi che hanno prodotto la situazione di crisi e non risolve la domanda di sicurezza, lasciando a Maduro e agli eredi di Chavez il cerino in mano e un rebus che al momento non sembra avere soluzione, visto che persino l’aumento della economicissima benzina venezuelana sembra in grado di provocare sommosse popolari tra i cittadini come tra gli imprenditori. Spremere di più dalla rendita petrolifera, aumentare l’efficienza della produzione e ridurre sprechi e corruzione sono strade praticabili in teoria e non in pratica e anche i programmi che traspaiono a destra dicono solo di tagli ai servizi sociali e di speranza nei miracoli del libero mercato, che in Venezuela storicamente ha sempre funzionato malissimo


Greci disperati, si iniettano l'HIV per avere il sussidio di €700

L'OMS sui rischi dell'austerità. "Spagna, Irlanda e Italia sono avvisate"


Un recente report dell’OMS – l’Organizzazione Mondiale della Sanità – evidenzia le pesanti implicazioni sanitarie della crisi economica in Europa. E   registra come in Grecia un certo numero di cittadini arrivino ad infettarsi col virus dell’Aids  per ottenere benefici economici dal governo.  
  
Il documento dell’OMS pubblicato la settimana scorsa esamina i motivi sociali e le disparità in campo sanitario nella Regione Europea. E conclude che i sempre più alti livelli di disoccupazione  e le obbligata austerity finanziaria hanno colpito duramente i cittadini, specialmente in Grecia dove i senza lavoro hanno raggiunto in settembre il 27%.  
  
Che la crisi in Grecia stia causando problemi sanitari è già stato qua e là  raccontato: la spesa sanitaria tagliata del 32% già nel 2009, la mancanza di medicine dopo che le multinazionali, che vantavano crediti dal governo per 2 miliardi, hanno bloccato la fornitura di 300 farmaci, anche per malattie gravi come Aids e tumori,   gli ospedali in crisi, arrivati a tagliare 200 letti per la rianimazione. Un sistema morente, insomma. 
  
Ora arriva la certificazione dell’OMS, una denuncia ben più pesante che non riguarda solo la Grecia. La crisi economica ha “esacerbato” i problemi sanitari in varie parti  d’Europa provocando “iniquità sociali ed economiche tra paesi e all’interno di essi”,  scrive l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinenando come la più colpita sia appunto la Grecia.  
  
Il report afferma che in tasso di HIV in quel paese è salito “significativamente” dal 2008. E stima che circa la metà delle nuove infezioni siano auto-inflitte per consentire alle persone di ricevere aiuti da €700 al mese e una più rapida ammissione a programmi di alternative alla droga.  
  
I suicidi, riferisce l’OMS, sono aumentati in Grecia del 17% dal 2007 al 2009, di un ulteriore 25% nel 2010. Col peggiorare delle condizioni economiche nel 2011 sono saliti ancora del 40%, secondo il ministero della Sanità.  
Omicidi e furti sono raddoppiati. Anche la prostituzione è salita, probabilmente in risposta alla durezza della situazione economica. 
  
L’OMS rileva poi come l’accesso al sistema sanitario greco sia diminuito, a causa dei tagli del 40% ai budget degli ospedali, dove 26.000 lavoratori, compresi 9100 medici, sono a rischio di perdere il posto.  
  
Secondo un’indagine europea citata nel report sono aumentati del 15% le persone che non vanno dal dottore o dal dentista pur avendone bisogno.  
  
“Queste tendenze negative in Grecia sono un monito ad altri paesi dove sono in atto politiche di austerità, comprese Spagna, Irlanda e Italia” si legge nel report.  
  
Atene ha varato misure di austerità per continuare a ricevere aiuti dalla BCE. Nel maggio 2010 i paesi dell’eurozona e il FMI hanno concordato un prestito-salvataggi di €110 miliardi che la maggioranza dei cittadini sta pagando pesantemente, con livelli di tassazione altissimi e tagli a stipendi e pensioni.  Sei giovani su 10 sono senza lavoro. E i senzatetto sono in aumento.  
  
Dopo la Grecia, il tasso di disoccupazione più alto nell’eurozona è in Spagna, al 26%, subito dopo viene il Portogallo, al 16.3%.  
  
L’Italia è per ora lontana da tali cifre.  E il governo attuale sta facendo di tutto per evitare che il nostro paese sia commissariato da UE e FMI. A dispetto di quanti sostengono che un “commissariamento” sia già in atto.  
  
Guardiamoci dai facili populismi.  
  
  
Abbiamo focalizzato l’attenzione sulla Grecia, sulla scia di un post di RT. Il report è in realtà molto ampio, consta di molti capitoli e tocca vari temi. Per es. la trasmissione intergenerazionale delle iniquità, la salute e l’educazione dei bambini connesse con la situazione sociale, i rischi sanitari derivanti da comportamenti della popolazione, esclusione sociale, vulnerabilità e svantaggiati, le politiche per ridurre l’health divide   (le disparità in fatto di salute) fra i paesi europei,   le raccomandazioni dell’OMS



Siria islamici tagliano la mano a cristiano perché tocca Corano

Crisi economica e ingiustizia sociale video ironico


Obama a Roma, la città è blindata

Città blindata per la visita di Barack Obama


Zone rosse sono state predisposte intorno ai luoghi che verranno visitati dalpresidente degli Stati Uniti, con strade chiuse e controlli serrati da partedelle forze dell'ordine. L'arrivo dell'Air Force One è previsto per domani sera a Fiumicino, ma non si esclude che all'ultimo minuto possa essere scelto l'aeroporto di Ciampino.

Quindi il corteo presidenziale - composto da 26 autoblindate e otto motociclette - si muoverà verso palazzo Taverna, dove Obamaincontrerà l'ambasciatore John Phillips. Il corteo scorterà il presidentedurante i suoi spostamenti, incontri istituzionali e visite in luoghi simbolodella capitale, anche se non si esclude l'uso di un elicottero. Un piano sicurezza imponente e ancora in via di definizione che prevede, oltre alla rimozione delle auto in sosta e dei cassonetti lungo il percorso, il controllo dei tombini, la vigilanza aerea sul corteo e la presenza di agenti in borghese.

Inoltre, posti di blocco e scorte armate proteggeranno ladelegazione di Obama durante i suoi spostamenti.

Ad affiancare le forze dell'ordine italiane ci sarà anche una task force statunitense. Lo spazioaereo sopra la capitale verrà chiuso da domani sera, in alcune fasce orariegiovedì e venerdì mattina.

QUALI ITINERARI?
Massimo riserbo, invece, sugli itinerari cheverranno percorsi e che potrebbero anche subire modifiche all'ultimo momento. Giovedì Obama sarà prima ricevuto in Vaticano da papa Francesco intornoalle dieci, quindi si recherà al Quirinale dal presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano per in incontro previsto alle 12.15. Quindi sarà la voltadel presidente del Consiglio dei mMinistri, Matteo Renzi. L'incontro avverrà Villa Madama: l'arrivo dei due leader è previsto per le 14.20, a seguire(ore 15.40) si terrà una conferenza stampa congiunta.

Quindi Obama visiterà  il Colosseo. L'Anfiteatro Flavio diventerà il sorvegliato speciale. La zona attorno al monumento sarà blindatissima, con strade off limits per tutta ladurata del tour e controlli serrati nell'area da parte delle forze dell'ordine.

Le visite del pubblico saranno sospese per l'intera giornata. Lemisure di sicurezza scatteranno prima delle 16.30, ora in cui è previstol'ingresso del presidente americano. Dalle 13 le strade di accesso all'area archeologica saranno chiuse, anche per i passaggi pedonali, con linee degliautobus deviati e monitoraggi continui dell'intera zona rossa.
Alle 16 di giovedì manifestanti scenderanno in piazza, nei pressi dell'ambasciata statunitense di via Veneto (tra piazza Barberini e via di Sant'Isidoro) per protestare contro guerre, militarizzazioni e politiche estere degli Usa.
Quindi il ritorno del presidente per cena a palazzo Taverna. Obama lascerà la città eterna giovedì notte o all'alba di venerdì



Nuova esecuzione in Texas, giustiziato un rapper afroamericano

Terza esecuzione dell'anno in Texas. Dopo 14 anni passati nel braccio della morte, il 33enne Ray Jasper, cantante rap afroamericano condannato per l'uccisione del proprietario di uno studio di registrazione


Terza esecuzione dell'anno in Texas, l'undicesima in tutti gli Stati Uniti dall'inizio del 2014. Dopo 14 anni passati nel braccio della morte, il 33enne Ray Jasper, ex cantante rap condannato per l'uccisione del proprietario di uno studio di registrazione, e' stato giustiziato nel carcere di Huntsville
Il rapper afroamericano aveva 19 anni quando insieme a due complici organizzo' una rapina nel novembre del 1998 a uno studio di registrazione presso il quale lavorava, nel corso della quale il proprietario della sala, David Alejandro, era stato accoltellato a morte. Jasper aveva ammesso di aver ucciso l'uomo per evitare che lo riconoscesse

"Preti asettici non aiutano la Chiesa, dobbiamo curare i feriti"

Riflettere sul ruolo dei sacerdoti. Soprattutto in tempi di crisi come questi. I preti asettici non aiutano la Chiesa, "i preti 'da laboratorio', tutto pulito e tutto bello". Di questo ha parlato Papa Francesco durante l'incontro con il clero romano. "C'è tanta gente ferita, dai problemi materiali, dagli scandali, anche nella Chiesa. Gente ferita dalle illusioni del mondo. Noi preti dobbiamo essere lì, vicino a questa gente". Solidarietà per le accuse di pedofilia Il Pontefice ha poi espresso solidarietà alla curia romana per le "accuse ingiuste" di pedofilia e comportamenti promiscui mosse ad alcuni preti della diocesi dall'ex sacerdote Patrizio Poggi e appoggiate dal consigliere della nunziatura monsignor Luca Lorusso. "Ho visto il dolore di queste ferite ingiuste, una pazzia, e voglio dire pubblicamente che io sono vicino al presbiterio" le parole di Papa Bergoglio "voglio chiedere scusa a voi, non tanto come vescovo vostro ma come 'incaricato del servizio diplomatico', come Papa, perché uno degli accusatori è del servizio diplomatico: ma questo non è stato dimenticato, si studia il problema, perché questa persona sia allontanata. Si sta cercando la via, è un atto grave di ingiustizia, vi chiedo scusa per questo". "La Chiesa un ospedale da campo" La chiesa deve essere pensata come "un ospedale da campo". Curare le ferite il compito dei sacerdoti "quando uno è ferito, ha bisogno subito di questo, non delle analisi; poi si faranno le cure specialistiche, ma prima si devono curare le ferite aperte". Ed ha ammonito i preti a non essere nè troppo rigorosi nè lassista ma a farsi "carico delle persone". I sacerdoti italiani sono "bravi" E in conclusione dell'incontro con la diocesi romana per il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima il Papa ringrazia tutti i sacerdoti. "Se l'Italia è tanto forte non è per noi vescovi ma per i parroci" che dice "sono bravi"


RUSSIA E UCRAINA AD UN PASSO DALLA GUERRA. IL MONDO TRATTIENE IL RESPIRO


Ucraina e Russia sarebbero ad un passo dalla guerra.
Il neo Premier della Crimea (penisola a sud dell’Ucraina) Sergei Aksionov, eletto dal parlamento occupato dai filo-russi, si rivolge a Putin per il ripristino della pace, ma questi, chiesta e ottenuta l’autorizzazione, annuncia l’invio in Crimea di 30 mezzi blindati e seimila soldati. La volontà è quella di invadere la patria di Yulia Timoshenko, la quale ha già richiesto un incontro ufficiale proprio in Crimea, fissato per il prossimo 3 marzo. Anche Ban Ki-moon, il segretario generale dell’Onu, al fine di scongiurare le paventate violazioni dell’integrità territoriale ucraina, ha annunciato di voler incontrare al più presto Vladimir il Putin.
Ma sembra che non ce ne sia il tempo. Il primo ministro ucraino Arseni Iatseniuk, sebbene affermi di non credere all’invio delle truppe russe da parte di Putin, si dice pronto alla guerra al primo segnale di intervento militare.
Catherine Ashton, il ministro degli Esteri Ue, è decisamente preoccupata per gli sviluppi della vicenda e invita alla calma, ma le notizie che ci giungono dall’America confermano la gravità della situazione. Dalla Casa Bianca fanno sapere che in queste ore il capo del Pentagono Chuck Hagel, i vertici militari e i responsabili dell’Intelligence si sono riuniti con il Presidente Barack Obama. Nulla è trapelato dell’incontro, ma di certo non lascia presagire nulla di buono

Siria: islamici tagliano la mano a cristiano perché tocca Corano

Nella città rurale nei pressi di Maskanah nella provincia settentrionale di Aleppo, il gruppo islamico siriano Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, ha amputato la mano di un uomo, e poi ha postato la cronaca e le immagini su Twitter
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Il primo tweet ha mostrato una fotografia di un uomo bendato con il braccio posizionato su un tavolo mentre un uomo mascherato brandisce una spada. Un altro uomo, che indossa una tunica bianca del genere favorito nei paesi arabi del Golfo, sta leggendo un comunicato. Una didascalia afferma che l’uomo bendato è un ladro che ‘aveva chiesto’ di avere la mano tagliata “al fine di purificare i suoi peccati.” In realtà, si tratterebbe di un cristiano che ha ‘toccato’ un Corano.
Una seconda fotografia è stata scattata proprio con la spada in procinto di colpire la mano mentre un combattente corpulento trattiene la vittima.
In una terza immagine pubblicata un’ora più tardi – che troverete in basso, se decidete di guardarla, l’uomo sembra svenuto, con il braccio insanguinato e la mano mozzata sul tavolo. Tagli freschi in legno suggeriscono ci sono voluti quattro colpi di spada per tagliargli la mano.
FONTE: ولاية حلب مسكنة اقامة حد السرقة على الاخ زكريا بعد ان اقر على نفسه بالسرقة وهوايضا طلب ان تقطع يده تطهيرا لذنبه

Marocco, i segnali di un’economia in crescita

Mentre i mercati dei Paesi della cosiddetta “primavera araba” sono a rischio default, in particolare quelli di Tunisia e Egitto, il Marocco rappresenta un’eccezione nella regione con una crescita economica prevista per il prossimo anno tra il 4 e il 5 per cento. 
Il ministero dell’Economia del Marocco ha rilevato che «dagli indicatori dell’economia e dai dati che sono giunti alla fine dell’anno troviamo segnali positivi per lo sviluppo previsto nel 2013».
Secondo l’ultima analisi del ministero dell’Economia di Rabat «sul raccolto in agricoltura incideranno le condizioni climatiche favorevoli di quest’anno, con un totale di 90 mm di pioggia in media caduti al 29 novembre 2012». Questo indicatore ha permesso un aumento del lavoro delle aziende agricole del 50 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011. Si tratta di un buon segnale per il prossimo raccolto, che avrà quindi un impatto psicologico positivo su tutto il settore. Al di là degli effetti sulla produzione agricola e sull’alto tasso di riempimento delle dighe, i prezzi di frutta e verdura sono diminuiti leggermente a fine novembre, tradotto in altre parole, l’ultima nota del Commissariato per la Pianificazione ha annunciato «un calo dello 0,1 per cento dell’indice dei prezzi al consumo sempre per il mese di novembre. Questo calo riflette le variazioni dei prezzi di ortaggi (-3,4 per cento)del latte, formaggio e uova (-0,8 per cento)».
Segnali positivi arrivano anche da altri settori come quello dell’edilizia e del tessile. I lavori di costruzione del settore pubblico e di quello privato registrano una tendenza al rialzo per l’aumento della vendita di cemento su base annua, che è un indicatore chiave del settore. La vendita di cemento è salita del 2,4 per cento a fine settembre 2012. Allo stesso tempo, «il consumo di energia elettrica continua a mostrare un andamento positivo, attestandosi al 7,5 per cento alla fine di ottobre 2012. Questo sviluppo riguarda anche un aumento del 6,9 per cento del consumo di energia elettrica ad alta tensione e il 9,8 per cento di quella a bassa tensione», ha spiegato la nota del ministero dell’Economia marocchino. Inoltre, l’industria manifatturiera continua a crescere ad un ritmo costante. Alla fine del mese di giugno, l’indice della produzione è salito del 2,3 per cento, conseguenza anche dell’aumento di produzione della raffineria di Samir, in quanto l’attività di raffinazione del petrolio è aumentata del 13,1 per cento.
Anche nel campo dell’industria, la produzione di auto si è evoluta, in aumento dell’8,5 per cento, mentre quella degli altri minerali si è apprezzata del 7,4 per cento. La produzione di fosfato registra un aumento dell’8,3 per cento nel mese di luglio. Questi sviluppi positivi, tuttavia, compensano il declino dell’industria tessile e del cuoio che mostrano un abbassamento dei loro indici di produzione del 2,9 per cento e del 5,5 per cento nel primo semestre del 2012. Va notato che questi due settori rappresentano quasi il 18 per cento delle esportazioni di beni del Marocco.
Per quanto riguarda gli indicatori del turismo, si nota un leggero aumento che si è attestato sul 2 per cento a settembre. «Le notti trascorse nelle strutture ricettive mantengono il loro orientamento corretto, registrando un incremento dell’11 per cento durante il mese di settembre dopo il 13 per cento del mese di giugno e l’11 per cento di maggio 2012», conclude la nota del ministero dell’Economia, che sottolinea come in termini di domanda interna si evidenza il trend di crescita del regno